App Immuni:Cosa è e come funziona

App Immuni:Cosa è e come funziona

A differenza degli altri articoli qui non troverai nessuna guida o tutorial ma solo informazioni che ti aiuteranno a capire cosa sia l’app che il governo ha deciso di utilizzare e come funziona,spero possa aiutarti a capirne un po di più e se ritieni che sia stata di aiuto condividila con i tuoi amici.Partiamo

Cosa è l’app immuni

Si chiamerà “Immuni” ed è sviluppata dall’italiana Bending Spoons l’applicazione per iOS e Android prescelta dal Governo italiano per il contact tracing dei soggetti risultati positivi al virus, nella “Fase 2” dell’emergenza covid-19.

Vediamo quindi come si è arrivati a questa scelta, come scaricare l’app – il download sarà gratis e su base volontaria quando sarà disponibile a tutti, verso fine maggio – e quali sono le caratteristiche della soluzione, anche con un confronto con i sistemi di tracciamento dei contatti adottati in altri Paesi.

Le caratteristiche dell’app Immuni

Venendo alle caratteristiche dell’app Immuni, questa sarà composta di due parti, una dedicata al contact tracing vero e proprio (via Bluetooth) e l’altra destinata ad ospitare una sorta di “diario clinico” in cui l’utente possa annotare tempo per tempo dati relativi alle proprie condizioni di salute, come la presenza di sintomi compatibili con il virus.

L’applicazione si fonda, come le soluzioni di Singapore, Apple e Google, sulla tecnologia Bluetooth Low Energy (BLE) e mantiene i dati dell’utente sul proprio dispositivo, assegnandogli un ID temporaneo, che varia spesso e viene scambiato tramite Bluetooth con i dispositivi vicini.

Come avviene il tracciamento e le tutele privacy

  • I cellulari conservano in memoria i dati di altri cellulari con cui sono entrati in contatto (in forma di codici anonimi crittografati). Associati a questi codici ci sono dei metadati (durata dell’”incontro” tra i dispositivi, forza del segnale percepito) che entrano in gioco nella valutazione (valutazione che viene fatta direttamente in locale sul singolo device) del “rischio contagio”.
  • Quando uno dei soggetti che ha scaricato l’app risulta positivo al virus, gli operatori sanitari gli forniscono un codice di autorizzazione con il quale questi può scaricare su un server ministeriale il proprio codice anonimo (questo avviene nel modello decentralizzato che sarà la versione definitiva di Immuni. In quello precedente, usato finora nelle beta dell’app, il paziente carica la lista dei codici con cui è stato in contatto nei giorni precedenti).
  • I cellulari con l’app prendono dal server i codici dei contagiati (nel modello precedente ricevono direttamente dal server la eventuale notifica di essere un “soggetto a rischio”).
  • Se l’app riconosce tra i codici nella propria memoria un codice di un contagiato, visualizza la notifica all’utente (nel modello precedente, visualizza la notifica su impulso del server, come sopra accennato).

La trasmissione dei dati, stando allo standard del progetto PEPP-PT (e anche di altri utilizzabili da queste app in Occidente, compreso il DP-T3) è cifrata e firmata digitalmente per garantire la massima sicurezza e riservatezza in questa fase di “uscita” del dato dallo smartphone del singolo utente.

Ancora il Governo non ha fatto sapere (né probabilmente ha deciso) quale sarà questo server; sostiene però che deve essere un’infrastruttura pubblica italiana.

Al momento però quello di Immuni, come di altre app europee, con Apple e Google è un lavoro solo “sulla carta”, perché i due colossi non hanno rilasciato il codice su cui lavorare effettivamente (e lo faranno a fine aprile). 

Poi però serve anche che Apple rilasci l’aggiornamento al pubblico e Google lo renda disponibile ai produttori di smartphone Android, che a loro volta devono implementarlo e distribuirlo. Ci vorrà tempo, soprattutto su Android (meno forse su quelli che hanno Android stock e quelli prodotti da Google).

Alcuni smartphone in uso non ricevono più aggiornamenti, inoltre. Infine, bisognerà che gli utenti installino gli aggiornamenti (non tutti lo fanno). Oltre a installare l’app, ovviamente.

I cellulari senza quest’aggiornamento dovrebbero comunque riuscire a fare tracking, ma con il rischio di maggiori falsi negativi/positivi.

Perchè si è scelto il Bluetooth al GPS?

Con il Bluetooth è possibile tracciare un contatto a prescindere da dove questo sia avvenuto. Per gli applicativi basati unicamente su tale dato, quindi, un passante incrociato per strada ed un collega di lavoro con cui si condivide l’ufficio non fanno differenza.

Con la tecnologia GPS, che traccia non solo il contatto ma anche dove questo è avvenuto, è possibile qualificare il contatto e capire se si tratta di un contatto momentaneo, se il contatto è avvenuto in un luogo in cui la distanza di sicurezza e i presidi individuali sono rispettati o meno, se il contatto è stato o meno prolungato, etc.

Per lo stesso motivo (ovvero per la disponibilità di una maggior quantità di dati) è possibile anche che la persona contattata perché è stata esposta ad un soggetto positivo, sia in grado di riferire come e quando è stata a contatto con il soggetto infetto, permettendo così di escludere contatti “solo formali” e di concentrare le misure preventive su contatti con effettivo rischio di trasmissione del contagio.

In tal modo sarebbe, dunque, possibile meglio individuare e rintracciare la presenza di eventuali focolai con dati che sarebbero obiettivamente e qualitativamente più interessanti rispetto a quelli basati unicamente su tecnologie Bluetooth. Il beneficio però è ora orientativamente considerato inferiore ai rischi.

Questo genere di soluzioni ha come contraltare un approccio certamente più invasivo nei confronti del diritto alla riservatezza degli utenti, in quanto in grado di individuare tutti gli spostamenti effettuati da quest’ultimi, comportando così una presumibile violazione del principio di minimizzazione previsto dal GDPR.

Il mio Punto di Vista per quanto possa valere

Premesso che l’app è nata solo su carta e ancora molte informazioni non sono state rivelate la soluzione Bluetooth credo sia la migliore,questa tecnologia è in grado di trasmettere segnale a pochi metri di distanza all’aria aperta mentre il GPS potrebbe creare diffidenza nelle persone e inutili allarmismi in quanto non è precisa nelle rilevazioni.

Nell’immagine sopra vediamo quattro persone,A,B,C,D.Se l’app usasse la tecnologia GPS tutte le persone raffigurate risulterebbero vicine tra loro con possibilità di contagio,e in caso la persona A sarebbe positiva scatterebbe l’allarme anche alle altre tre,mentre con il bluetooth risulterebbero vicine solo B e C escludendo D e A.Immaginate cosa succederebbe se in un palazzo di 8-10 piani risulti esserci un positivo.

Con questo articolo spero di averti aiutato a comprendere il funzionamento dell’app e ti ricordo di condividerlo con i tuoi amici se lo ritieni utile.

Gino Santini

Gino Santini

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